sabato 25 aprile 2009

Meglio zitti e vergognati


Vede signor Presidente del Consiglio se è vero che la pietà non si nega ad alcuno e che pertanto, in tal guisa, com'ella auspica, questa possa anche andare a colro che son morti combattendo ""per una causa che era una causa persa"" (son sue parole), è altrettanto vero che costoro a cui va e deve andare tutta la pietà di cui siamo capaci, son morti combattendo contro chi era spinto dalla volontà di liberare l'Italia dal Nazismo e dal Fascismo.

Vede signor Presidente del Consiglio, la Repubblica Sociale Italiana (più nota come Repubblica di Salò) e con essa i "repubblichini" aveva qual valori edificanti alcune perle quali l'antisemitismo, il corporativismo e il fascismo. Quando il Ministro della Difesa (lo scorso anno) disse che avrebbe fatto torto alla sua coscienza se: ""...non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della RSI, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia."" è di rara coerenza. Coerenza di chi credeva in quei valori tra cui il fascismo è certamente quello fondante.

Vede signor Presidente del Consiglio, dire che il 25 Aprle è la festa di tutti gli italiani è corretto, far passar come buona che la Liberazione dell'Italia dal giogo Nazista e Fascista è merito anche di coloro che a quel giogo (magari, glielo concedo, in buona fede) andava bene venir sottomessi, o almeno che nel fascismo credevano, non ci stiamo e in più è falso.

Vede signor Presidente del Consiglio, a questa festa si partecipa credendoci diversamente quale migliore occasione per una partita a golf, un duetto con Apicella, la lettura del libro di Brunetta ovvero di Topolino? Ancora una volta, oggi, e seppur in dichiarazioni rese alla stampa pur tali da non dover forse venir considerate ufficiali ella ha perso un'ottima occasione non solo per tacere ma anche per vergognarsi. Quella vergogna che dovrebbe far propria ad ogni risveglio mattutino e il Paese ne guadagnerebbe, mi creda.

[la foto rappresenta la fiaccolata che ogni anno a Torino si tiene la sera del Aprile]

mercoledì 25 marzo 2009

Il Capitalista e il Presidente


Signor Presidente del Consiglio sono davvero lieto ch'ella ieri abbia ancora una volta potuto immedesimarsi in una delle tante variegate figure che compongono il quasi infinito albo delle professioni. Lei, per pochi istanti, ha interpretato il desiderio di migliaia di bambini (forse di ieri ma pur sempre tanti): fare il ferroviere. Ovviamente, grazie alle sue naturali doti che le garantiscono sempre una visione gioiosa della vita, non ha mancato, nel corso del viaggio verso Roma su un fiammante treno ad alta velocità, di intrattenere giornalisti e autorità con quelle amenità che le sono proprie.

Via dunque allo sguardo fiducioso verso un radioso imminente futuro fatto di grandi opere che da subito, ad esempio, prevedono finanziamenti per 23 miliardi di euro in Sicilia (ponte sullo stretto) mentre si fatica a trovare denaro per riparare ai danni delle nevicate (10 milioni in Piemonte per danni che superano i 400); un piano casa che -accidenti- è uscito in bozza su carta intestata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri senza che lei, Presidente-operaio-ferroviere-giurista, lo avesse al riguardo licenziato; l'esortazione a lavorare più e meglio (come se il lavoro non mancasse)...

E così via tra un vezzo, un lazzo, un frizzo e una cazzata, il Presidente-operaio-ferroviere-giurista-economista giungeva puntuale nella Capitale mentre chi scrive e con lui centinaia di migliaia di pendolari viaggiava su un lercio, fetido, maleodorante regionale guidato da un solo macchinista senza alcun computer se non i suoi occhi e le sue orecchie. La foto in alto Presidente-operaio-ferroviere-giurista-economista-cialtrone, è di un sedile di prima classe (ebbene sì sono un capitalista io) di uno dei regionali che fanno la spola tra Torino e Milano e dove tra il resto non si appoggia la testa per ovvii motivi. Le lascio immaginare la seconda classe. Tutto ciò per aver fatto viaggiare lei ieri ai 300 all'ora. Possibile lei non venga nemmeno sfiorato dall'alito della vergogna? No? E allora la esorto io: si vergogni !!!

mercoledì 4 marzo 2009

Il solo Leader possibile

Come detto nel titolo e come non lascerò che il lettore -pur ben disposto per il solo fatto di leggermi- scopra all'ultimo rigo, dirò subito che il mio leader del Partito Democratico, colui capace cioè non solo di traghettare la sinistra italiana fuori dallo stagno in cui si trova ma talmente degno da raccogliere ampi consensi anche dall'elettorato attualmente schierato altrimenti, è Ignazio Marino. La biografia e il tratto dell'uomo sono facilmente reperibili in linea (allo stesso riferimento qui in uno col nome) e nelle molteplici ricorrenze che i motori di ricerca offrono a suo nome.

A me, qui, piace osservare come Marino rappresenti in uno: il nuovo, e a tal proposito direi che l'età in politica conta solo sino al punto in cui il numero delle legislature che vedono attivo il candidato è da vergogna, il degno, e al riguardo credo proprio che nessuno possa nutrire dubbi e il capace, altra dote, quest'ultima, dimostrata sia dalla recente biografia politica che dal notevole trascorso professionale.

Certamente non è egli "animale politico" né la sua attività politica si è diversamente spinta se non nell'alveo delle sue conoscenze e competenze. Ciò però a mio avviso non solo non è demerito ma anzi è vieppiù nota degna di maggior attenzione. Non vi sarà mai "nuovo" se questi vien fuori dalle fila grigie e disordinate dello stantio recinto dove la fa da padrone la corrente, il passato... la casta.

Per una volta. Per una sola volta, proviamo ad affidarci a persona più degna e capace che non sorniona e scaltra. Per una volta, per una sola volta prima di consegnare definitivamente il Paese nelle mani dei soliti guitti di periferia.

martedì 17 febbraio 2009

Meglio in compagnia

Dacché il Regno di Sardegna venne ceduto ai Savoia -e siamo agli inizi del 1700- che già contavano sul principato del Piemonte, molti e assai più di quanti sulle prime appaiano, sono i tratti che via via, nel tempo, hanno accomunato piemontesi e sardi. Quasi a costruire un denominatore comune che vuole i piemontesi taciturni, pervicaci, dal carattere un poco chiuso, stretti là nelle loro montagne con una cucina di terra e tanta voglia di farcela da soli. I sardi: taciturni, pervicaci, dal carattere molto chiuso, stretti là nella loro isola e nelle loro montagne con una cucina di terra e tanta voglia di farcela da soli.

"Meglio solo" pare dunque essere il motivo che lega sardi a piemontesi e da soli, zitti, zitti hanno fatto l'Italia. Venendo ai giorni nostri hanno messo insieme un pugno di altre cosette che senza dubbio connotano un certa concretezza nel fare più che il nulla sostenuto dalla vacuità dell'eloquio, tratto quest'ultimo non certo loro confacente.

"Meglio solo" o, per dirla in sassarese: "Mégliu soru", deve però non esser parso più strada da doversi seguire. Coloro che al nulla di un vacuo dire han deciso di affidare la disperazione di un lavoro in forse o di un'occupazione di là a venire han scelto il "Meglio in compagnia" tradendo storia, tradizione e anche un po' di quanto caparbiamente i loro avi hanno costruito. Via dunque alla costruzione di Capriccioli 1 e 2, "venghino signori palazzinari, venghino" e non temano coloro che paventano la disoccupazione: troveranno ancora parole, tante, di conforto e una Social Card da 40 Euro al mese. Forse.

giovedì 5 febbraio 2009

Undici minuti di troppo

Ogni Paese affronta gli accadimenti che scuotono le coscienze secondo il grado di maturità e quindi civiltà che negli anni e attraverso il lento quanto inarrestabile processo di crescita, ha maturato. Venendo, meno in generale, al nostro Paese, la certezza di vivere in una Repubblica nemmeno delle banane il cittadino italiano medio l'ha -tra il resto- potuta acquisire lo scorso 3 Febbraio quando, apprestandosi a vedere e sentire il notiziario nazionale più importante del giorno (mi riferisco al TG1 delle 20), ha verificato come questo, per oltre il 35% del tempo a sua disposizione abbia messo in onda tutta una serie di Servizi ampiamente di parte sul dramma che una famiglia di questo Paese vive da oltre diciassette anni.

Undici minuti e quarantuno secondi di troppo rispetto al silenzio che si dovrebbe al contrario imporre chi dopo aver da tempo e fin più del dovuto: illustrato, informato, detto, spiegato e Vespato (al dr. Vespa va infatti riconosciuta la grande capacità divulgativa del nulla, da qui il neologismo) tutto quanto necessitava, lascia ora che ognuno di quei cittadini si possa costruir da sé una personale, intima opinione. Ciò almeno è quanto avverrebbe in un Paese serio, democratico e modernamente organizzato.

Peggio. Si apprende stamane dai sottosegretari-macchiette che il Presidente del Consiglio ieri -tra un'ingiuria, lui che poverino il dialogo lo cerca ma son sempre gli altri ad attaccarlo (!) e l'altra- avrebbe affermato con la mascella volitiva e il fare pacato ma suadente di chi formula proposte alle quali è difficile non aderire, che proporrà un decreto volto ad anticipare il disegno di legge sul testamento biologico (quest'ultimo a gran forza richiesto anche dalla Presidenza della Repubblica attenta e come sempre pronta a far proprie le istanze sociali del Paese).

Strano Paese questo che presta il fianco a Stati che pur nella loro sovranità sdoganano individui dal credo nazista, approva norme che favoriscono la vendetta personale, abilita le ronde cittadine (quest'ultime tuttavia non armate), favorisce la delazione, invoca la sicurezza (!) là ove impedisce l'intercettazione telefonica ma nel contempo sottrae finanziamenti alle forze di polizia... Strano? Beh non molto se si considera che, come detto, non è paragonabile perfino con una Repubblica delle banane.

mercoledì 24 dicembre 2008

Su questo saremo giudicati !

Difficile Santità essere dalla parte di chi, sentimenti volti a infonder serenità, fiducia, calore, comprensione, amore, letizia, gioia, pace, perdono, compassione, partecipazione, carità e misericordia dovrebbe riceverli dal successore di San Pietro piuttosto che raccoglier dinieghi.

Se si parla di vita, il pensiero -se lo lasci dire- debole che tuttavia posso fin anche comprendere e che vuole il Pontefice di Roma schierarsi sulla sponda dell'ignoranza scientifica pur di non permettere a un bimbo di nascere sano, la porta a preferire la morte.

Se si parla di morte, una morte dignitosa che permetta alla persona di esser persona sino a poter scegliere uscite di scena nel modo meno traumatico e doloroso e vergognoso, allora no, lei sceglie un'indecente vita nel calvario di chi la vorrebbe ripudiare e di chi, impotente, l'assiste.

Se si parla di fede, il bene dell'anima non viene certo plasmato dalla proibizione se non accompagnata dalla comprensione, dal vietare se prescisso dall'insegnare, dall'imposizione se disgiunta dalla ragione.

In altre parole benedetto Papa, non venga la prego, nella notte di Natale a parlarci del mistero della fede perché la parola di Cristo sembra vada punto sostanziandosi un poco più in là rispetto al suo agire e al suo dire. Giovanni Paolo II in occasione dell'undicesima giornata mondiale della gioventù disse tra il resto:

"" E' nostro dovere, dunque, vivere dentro la storia, fianco a fianco con i nostri contemporanei, condividendone le ansie e le speranze, perché il cristiano è, e deve essere, pienamente uomo del suo tempo. Egli non evade in un'altra dimensione ignorando i drammi della sua epoca, chiudendo gli occhi e il cuore alle ansie che pervadono l'esistenza. Al contrario, è colui che, pur non essendo «di» questo mondo, «in» questo mondo è immerso ogni giorno, pronto ad accorrere là dove ci sia un fratello da aiutare, una lacrima da asciugare, una richiesta d'aiuto da soddisfare. Su questo saremo giudicati ! ""

Altroché Santità il suo ammonire da parrocchietta. Quello però, ne vorrà convenire anche il pastore tedesco, era Papa di altra fatta.

venerdì 7 novembre 2008

Il primo della lista

Non mi era sfuggito che nel brevissimo viaggio effettuato durante la campagna elettorale dall'allora candidato Barack Obama in Medio Oriente, al ritorno, nel far tappa in Europa, si recò a Berlino dove incontrò la cancelliere: Signora Merkel, a Parigi dove felice l'attendeva il Presidente Sarkozy e, infine, a Londra a colloquio col Primo Ministro Gordon Brown. Non venne in Italia ma, si obietterà, nemmeno andò in Spagna. Vero. Vera però è altresì l'abitudine del nostro Paese di misurarsi con la Spagna con l'intima consapevolezza di uscirne al meglio. A parte il fatto che oggi, complice una politica più seria da parte di quel Paese che in soli 30 anni (meglio ripetere: diconsi trent'anni) dalla fine cioè del Franchismo nel 1975 se forse non ha superato l'Italia qual reddito pro-capite, certamente l'ha surclassata se si guarda ai modelli politici, ai rapporti con la Chiesa, alla vita civile di un Paese da doversi obiettivamente definire serio.

A parte ciò, dicevo, se proprio ci piace piccarci della nostra superiorità abbiamo cominciato col vederci dimenticare della visita di un candidato alla Presidenza Statunitense. Poiché tuttavia quel candidato è oggi Presidente degli Stati Uniti e considerato ch'egli stamane (fonte Adnkronos ore: 8:20) ha parlato al telefono con il: ""primo ministro australiano Kevin Rudd, il britannico Gordon Brown, il canadese Stephen Harper, l'israeliano Ehud Olmert, il giapponese Taro Aso, con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con i presidenti Nicolas Sarkozy (Francia), Felipe Calderon (Messico) e Lee Myung-bak (Corea del Sud)"" direi, senza tema di smentita che il nostro Primo Ministro ha perfettamente ragione quando auspica che Dio voglia liberarci dagli imbecilli. Noi, frattanto, preghiamo Dio ch'ella sia il primo della lista.

mercoledì 5 novembre 2008

La democrazia che vorrei

Ho fatto un sogno in cui vedevo file di persone disposte per uno davanti a seggi elettorali. Gente che faceva la coda non con scazzo ma con gioia. Ho fatto un sogno dove vedevo i seggi elettorali nelle lavanderie come in chiesa, con i bimbi accanto ai loro genitori mentre questi votavano e tutti sorridevano pur compresi nel ruolo perché tutti, ognuno a suo modo, partecipavano attivamente e fattivamente alla vita del proprio Paese senza noia, senza costrizione alcuna ma per il piacere e l'orgoglio di sentirsi parte di quel Paese. Ho fatto un sogno che sembra un sogno e che è quello di vedere una donna o un uomo credere talmente in quel che fa che parte da un paesino sperduto, si mette in lotta contro tutti e sempre e forse anche più di quanto necessiterebbe ad altri, ma alla fine ce la fa e il suo, di sogno, è talmente forte, talmente alto e bello che la gente lo segue come si converrebbe verso un Dio senza aura ma con in cuore la voglia di fare. Sognavo di sentire mille predicatori per sceglierne uno e andare a pregare in una chiesa certamente senza ori e stucchi e dipinti, con le insegne al neon e le piastrelle bianche ma lì, all'ombra quasi del ridicolo avvertivo più fede di quanta speranza qui. Quando mi son svegliato, per un attimo, ho pensato non fosse un sogno poi ho sorriso della mia ingenuità. Resta la voglia, tanta, della democrazia che vorrei.

giovedì 30 ottobre 2008

Mettici la faccia

La coscienza della gente d'Italia soffre della mancanza di ideali. Non faccio questioni di colore politico ma di chi crede talmente in quel che pensa, dice e fa, che è disposto a spendere se stesso sino a metterci la faccia. Ovvio penserà chi legge. Mica tanto, io che lo scrivo e mi guardo attorno ascoltando indifferenza mentre vedo qualunquismo. Il senso civico innanzi a tutto, l'educazione ai rapporti tra cittadini e tra questi con lo stato (l'educazione civica che si insegnava alle elementari) e, da ciò, la partecipazione alla vita politica del Paese sembra siano ormai da doversi considerare retaggio del passato.

Ai cittadini, questa politica -e qui sì ne faccio discorso politico-, chiede di volersi cortesemente astenere da ogni impegno civile a meno che non sia voler graziosamente gratificare l'abnegazione ch'essa giura di porre negli interessi del Paese. Abnegazione e impegno che sino ad ora ci ha regalato più o meno quanto QUI indicato (lieto di integrarlo qualora avessi scordato qualche altro vitale provvedimento governativo).

Il dibattito politico, la contrapposizione, il manifesto disaccordo fan parte -secondo quanto non si perita di nascondere il Primo Ministro- di petulanti quanto noiosi sfridi: residui non di manufatti ma di una vecchia e ormai desueta forma di governo che una politica giovane (?) e fattiva, volentieri relega al passato. La maggioranza di Governo non viene intesa come l'espressione di un vasto consenso che tuttavia non contiene alcunché di sacrale. Il "monarca" non è per divino promanare e dunque governa non con un consenso a scadenza ma con consenso che si mantiene e -perché no- consolida proprio col buon Governo.

Non può praticare un buon Governo chi con fare decisionista a mascella forte "tira dritto". L'interesse se e quando non è particolare, è da doversi intendere e mostrare generale come generale e astratta deve essere la norma giuridica che si attaglia a chiunque. Il buon Governo della res publica tiene dunque conto di istanze e richieste di chi, nella società, vive rispettando regole nonché, per contro, chiedendo il rispetto di diritti.

Diritto e dovere allo studio ad esempio e diritto di mostrarsi in disaccordo con la compagine governativa senza per questo venir apostrofati con sufficienza e scazzo. Vede dottoressa Gelmini fosse vero che "Questo Governo sembra essere un governo di sinistra per come ha a cuore i bisogni della gente" (son parole sue dette a Norcia, nevvero?) avrebbe messo il suo bel visino nell'andare in televisione in uno dei settecento salotti disposti a ospitarla spiegando dove e come si andasse mal interpretando il suo provvedimento sulla scuola.

Fosse vero, dottoressa Gelimini, e non fosse lei longa manu di altri per ciò che attiene alle implicazioni di natura finanziaria che questa (ormai) legge comporta sulla scuola primaria, non avrebbe esitato un momento a confrontarsi col resto del mondo politico e intellettuale di questo Paese.

In altre parole, dottoressa Gelmini, se lo lasci dire: ci avrebbe messo la faccia.

Io, nel mio piccolo, la mia faccia, non graziosa come la sua la metto volentieri (in alto a destra) e altrettanto volentieri pubblico il video di Giulia Innocenzi (cfr. anche in calce) una che la sua faccia la mette perché crede in quel che pensa e fa. Appunto come dicevo.

lunedì 6 ottobre 2008

Braccia sottratte all'acconciatura

Le agenzie di informazione ci illustrano di prima mattina i punti essenziali che il nostro Presidente del Consiglio nonché fine costituzionalista, ha inteso stigmatizzare nell'intervento di chiusura, ieri, alla festa del pdl. Tra il resto egli ha ampiamente difeso l'intervento di Putin in Georgia vieppiù abietto perché perpetrato durante la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi, violando così un principio universalmente riconosciuto di tregua ovvero di non intervento durante i giochi Olimpici.

Sull'onda di un consenso dalla platea che galvanizzava il Primo Ministro, non sono mancate ulteriori illuminanti perle di saggezza. L'uomo reso tra il resto improcessabile grazie all'ignoranza piuttosto manifesta di chi ha confuso il suo ruolo con quello ascrivibile a una "alta carica dello stato" quando è noto, secondo la letteratura giurisprudenziale, com'eglia sia giusto un "Primus inter pares" e come tale, appunto, pari a ogni altro ministro del governo circa diritti e doveri, costui, dicevo, ci ha illustrato su come sia possibile effettuare dei cambiamenti nel nostro Paese solo per mezzo dell'uso dei Decreti Legge perché sempre ricorrerebbero i ""...casi straordinari di necessità e d'urgenza..."" (di cui all'Art. 77, 2° comma della Costituzione Italiana) spazzando così in un baleno la nostra sofisticata architettura legislativa.

Che si renda per altro necessario snellire l'impianto normativo è un fatto, che il ricorso alla richiesta di fiducia e che il Decreto Legge siano gli unici modelli perseguibili come se il Parlamento e la dialettica ch'esso evoca rappresenti unicamente un orpello, la dice invece lunga su come tanto il Primo Ministro quanto, da ultimo e grazie ad alcune geniali intuizioni, il Ministro dell'Istruzione rappresentino braccia sottratte all'acconciatura. Il primo perché quello dei capelli é con buona evidenza argomento che lo vede particolarmente interessato ed esperto sino a concentrare in essi le poche sue doti (cfr. Sansone), la seconda perché con le mani nei capelli di civettuole clienti la vedremmo meglio e più proficuamente impiegata.

giovedì 11 settembre 2008

Quando nulla cambiò

Quando tuttò cambiò ma tutto rimase uguale era un mattino radioso. Uno di quei giorni che sembra il cielo, il sole, la luce, il frizzante del vento, siano davvero parte di un grande disegno. Tanto grande dal non venir esattamente compreso. L'umanità spesso considera ovvio il divenire come se ogni giorno non sia di per sé un modello di perfezione astronomico stupendamente bilanciato nello spazio. Ciò porta a far sì che la vita scivoli accanto agli uomini sino a quando questi non si accorgono che sta loro sfuggendo di mano.

Quando tuttò cambiò ma tutto rimase uguale ci dicemmo che mai memoria sarebbe venuta meno. Perenne e vivido e costante il dolore ma soprattutto il rispetto dovuto a coloro che non sono qui a vivere altre mattine come quella in cui compresero come la vita e il destino, uniti in un perverso gioco, stessero loro riservando una fine maledetta.

Quando tuttò cambiò ma tutto rimase uguale le promesse e l'intima consapevole certezza che sempre avremmo celebrato quel giorno s'infrangono oggi nel vedere come il New York Times non riservi che un articoletto di spalla a destra in basso nella prima pagina al tributo e al ricordo.

Quel giornale non è da biasimare, solo però, è bene riflettere su un "per sempre" promesso quando dovremmo sapere che mai è per sempre. Il tempo lenisce, sopisce, allontana il dolore per lasciare l'inevitabile spazio alla prepotenza della speranza.

Quando tuttò cambiò, cambiò perché rimanesse uguale. Lo rammentino gli uomini. E anche gli assassini.

mercoledì 27 agosto 2008

Legittime speranze. Sogni impossibili


Il mio è un gatto nero dolce dolce. E' un micio che sfoga nella ricerca di coccole quanto la castrazione gli ha tolto sul piano fisico, delle pulsioni e delle emozioni. Talvolta, tuttavia, come ieri notte, la natura sembra avere il sopravvento sulla stoltezza dell'uomo e il micio coccolone per alcuni minuti torna ad essere felino, maschio e cacciatore. Un rigurgito d'orgoglio che mi ha fatto addormentare felice.

E' di ieri lo scioglimento della riserva circa i nomi più importanti che, tra gli altri, vanno a comporre la nuova società "Compagnia Aerea Italiana" che nasce dalle ceneri Alitalia. Sedici soci tra i quali il Presidente del Consiglio disse di poter annoverare taluni tra i suoi amici imprenditori e i cui nomi erano fin scritti e a lui noti al momento della sua elezione a Primo Ministro.

Francamente non andavamo nutrendo dubbio alcuno sul fatto che, essendo qualcuno di essi amici del premier, costoro non potevano certo essere noti ai più per nobili gesta che non per consueto malaffare. Profittatori rovina aziende: una per tutte Olivetti che nessun Paese al mondo avrebbe permesso di quell'orgoglio nazionale simil disfatta. Amici di amici, abili giocolieri nel complesso e mai davvero cristallino mare della finanza.

L'idea infine davvero geniale di una "Bad Company" volta a farsi carico degli attuali debiti di Alitalia che davvero ci piace capire come e in che modo questi non vengano fatti gravare sul bilancio pubblico, connota -ancora una volta se mai ve ne sia davvero necessità- il torbido mondo entro il quale costoro si muovono.

Cosa c'entra con ciò il mio gatto? Oh nulla è ch'io ieri notte addormentandomi per lui felice ho sognato qual non lontano il giorno in cui gli italiani di buona volontà (moltissimi), onesti (tantissimi) magari a partire da quelli che si scherniscono al grido di "Ah io di politica non mi interesso" (e poi rovinano il Paese col loro voto), vivano, col mio gatto, quel naturale rigurgito di orgoglio riunendosi sotto a una stessa bandiera (bianca, rossa e verde) e al suono dell'inno nazionale o di qualsivoglia altro inno patriottico caccino in un sol giorno tutti ma proprio tutti quei prezzolati, ineffabili, immarcescibili gaglioffi tessitori di tele lercie del loro putrido malaffare e personale tornaconto ma, si sa, i sogni son tali perché tali rimangano.

[in alto a sinistra foto di bersagliere al passo di carica]

sabato 9 agosto 2008

Torinesi d'antan

Su una vecchia Lancia Dedra in una di quelle bufere di vento e pioggia che sempre più vanno caratterizzando le estati anche a queste latitudini, muore sulla tangenziale di Torino l'ing. Lorenzo Sibona: un cartellone stradale divelto dal vento lo uccide. Padre di due bambine Sibona era uno stimato professionista alle dipendenze di Pininfarina. "Sto arrivando aveva appena telefonato alla moglie"...

Andrea Pininfarina, Amministratore Delegato e Presidente della Pininfarina è colpito e scosso dall'accaduto. Conosce Sibona che stava per essere promosso a dirigente e si preoccupa perché alla sua famiglia venga garantita tutta l'occorrente assistenza, anche legale.

Sei giorni dopo, l'8 di Agosto dopo aver salutato la moglie con un "ci vediamo per pranzo", su una Vespa mentre raggiunge il suo ufficio, muore Andrea Pininfarina.

Qualche tempo fa su "La Stampa" venne pubblicata una lettera aperta diretta a Sergio Marchionne Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, a firma di Lorenza Pininfarina (sorella di Andrea) allo scopo di promuovere una collaborazione tra Fiat e Bertone, perché "conosciamo i Bertone, è gente seria...". Così scriveva Lorenza Pininfarina.

Per chi avesse difficoltà nel mettere a fuoco cosa sia il rigore sabaudo, la riservatezza piemontese, il fare torinese nella sua essenza: può prendere a modello questi esempi. Sia chiaro, andare in ufficio in Vespa in luogo dal venir scarrozzati da autista su potenti berline non significa necessariamente mestizia. Pininfarina viveva in una villa del '700 sulla collina torinese e Sibona, sulla vecchia Dedra non si sentiva per ciò meno in gamba, meno ingegnere.

Aiutare, ove possibile, una azienda in difficoltà in luogo di godere del suo fallimento e farsi altresì carico di prendere in prestito 400 dei suoi dipendenti per alleggerire le conseguenze della crisi Bertone, farebbe sorridere quei sordidi profittatori pronti ad arricchirsi sulla pelle del prossimo mentre invece ciò è solo in linea col nostro modo di fare, quando non mette altresì in evidenza un grande cuore.

E' forse per questo che oggi, pur nello splendere un sole magnifico non usuale per il periodo, Torino si chiude triste attorno alle famiglie di questi galantuomini come già fece con la famiglia Agnelli e sono particolarmente lieto che tra i 738 necrologi (6 pagine) su La Stampa in memoria di Andrea Pininfarina manchino quelli dei parvenu, ovvero quelli di coloro così bene insediati nei posti chiave della politica istituzionale e così presi dall'indecisione in quale, tra i propri sultanati, trascorrere le miliardarie sbandierate vacanze. Io, qui, faccio con orgoglio mio, quanto va scrivendo il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, altra degna persona, nel salutare "...un illustre concittadino, uno stimato imprenditore, un amico sincero, un torinese".

venerdì 1 agosto 2008

La California d'Italia

E' di ieri sera la notizia che la Procura Generale di Milano ha presentato ricorso in Cassazione (la stessa che aveva confermato la sentenza della Corte d'Appello) avverso alla sentenza della Corte d'Appello di quella città che di fatto consente venga interrotta l'alimentazione forzata a Eluana Englaro. Se non vi fosse a lato una tragedia familiare e personale, fa sorridere che in uno alla sollevazione di conflitto da parte della Camera nei confronti della Cassazione ci si scorda -tutti- che un giudice decide e lo fa vieppiù in presenza di vuoto legislativo e il potere politico, ancora una volta, dovrebbe non solo astenersi dall'impegnare la Corte Costituzionale ma dovrebbe vergognarsi per non aver al riguardo legiferato.

La Procura Generale di Milano quindi non solo cavalca la tigre sbagliata ma dimostra anche una certa lievità nel permettersi giudizi tecnici ché se è vero non ne ha facolta né la Corte d'Appello né la Cassazione di sicuro non li ha quella Procura che, in più, non ha compreso l'alveo giuridico in cui quella sentenza è stata espressa.

In me però da tutto questo e ancora una volta sorge spontanea la domanda: una regione, la Lombardia, definita dal suo Governatore la California d'Italia che in quarant'anni ci ha dato -tra gli altri- Felicino Riva, Angelo Rizzoli jr, la dinasty Mondadori, i vari Lodi, buona parte di tangentopoli (di cui, una per tutti, la Milano da bere socialista), la schiatta dei Bossi, dei Calderoli, dei Castelli, dei Lucchini, dei Berlusconi e chissà chi dimentico: ma perché, cortesemente non fa la grazia di volersi annettere alla Svizzera? Noi, gli altri italiani non californiani, del loro "sole" e dei loro soldi, ne facciamo volentieri a meno.

giovedì 31 luglio 2008

W l'Al Italia


Il problema reale del nostro Paese risiede nei suoi abitanti. Detto così suona di rara banalità e fin puerile nell'enunciazione. Riprenderò però più avanti questo concetto. Mi sia invece concesso ora soffermarmi su alcuni aspetti dell'affaire Alitalia.

In primo luogo Alitalia avrebbe potuto trovar pace nell'accordo con Air France e questo, credo, non possa venir smentito da alcuno. Le ragioni che lo hanno impedito sono più di carattere propagandistico-elettorale che non davvero finalizzate a ottenere per la Compagnia di Bandiera, i dipendenti, gli utenti, la Nazione, condizioni di reale vantaggio rispetto a quelle proposte dalla compagnia francese.

In secondo luogo e giusto badando ai numeri quell'accordo avrebbe previsto un numero di esuberi direi inferiore all'attuale, nonché (altro aspetto per nulla trascurabile) il risparmio per tutti noi di trecento milioni di euro che, rien à faire, gravano sulla collettività trattandosi di denaro pubblico.

Indubbiamente quell'accordo poneva altresì condizioni che là ov'esse erano volte a razionalizzare tempi, voli, rotte, scali, prevedevano d'altro canto, l'ottima proposta di chiudere finalmente quella cattedrale nel deserto di Malpensa: inutile carrozzone che, pur molto caro a taluni bottegai meneghini (Governatore della Regione e Sindaco in primis), è certamente reo di aver definitivamente affossato Alitalia (nonché alcuni bagagli).

Chicca: ogni giorno della settimana il volo Air One da Milano Malpensa a Bruxelles (Brussels) AP2730 indicato sui timetable internazionali in partenza alle 7:15 (e davvero partente a quell'ora), trova indicazione sui tabelloni luminosi di quell'inutile scalo, in partenza alle 7:40. Come mai? Oh nulla solo c'è stato un malinteso al momento della comunicazione da parte di Air One a S.E.A. o chi per essa... Dal momento che correggere è troppo difficile, sui tabelloni di Malpensa continua imperterrito a venir indicato ogni giorno alle 7:40 con i prevedibili simpatici malintesi che ciò suscita in quei poveri disgraziati degli utenti.

Morale? Semplice. Sin dalla campagna elettorale la specchiata fede patriottica di colui votato a conduttore politico del Paese (che talvolta non meriterebbe la "p" maiuscola), ebbe il sopravvento nel garantire ch'egli, i nomi degli investitori italiani, li aveva già tutti scritti in un foglietto. Peccato non disse che quegli investitori (tra i quali leggo anche dell'ottimo Ligresti-dio-ce-ne-scampi) dall'affaire Alitalia si sarebbero come minimo aspettati due cose: non partecipare ai debiti, ottenere degli utili.

Nessun problema, i debiti verranno appianati attraverso una "Bad Company". Interessante algoritmo finanziario... E qui mi collego con la premessa: se questo povero Paese (che mi piace invece scrivere con la P maiuscola), non avesse qual compagine elettorale un quid di imbecilli pronti sempre a dichiarare che "Ah io di politica non mi interesso tanto son tutti uguali" e davvero costoro, una volta votato, non si interessino oltre di ciò che avviene nel Paese ma seguano -al contrario- e con scrupolosa attenzione ogni sorta di porcata televisiva volta a ulteriormente rimbecillirli, beh oggi, forse, non saremmo governati da dei Santi ma certo non da gaglioffi col riporto, il doppio petto, la faccia come il culo e la fedina penale sporca quand'anche non suggellata da patti di mafia.

martedì 15 luglio 2008

Eluana e l'iPhone

Apparentemente potrebbe apparire sin di cattivo gusto l'abbinamento tra il prodotto Apple e le traversie di quella ragazza con la sua famiglia. In verità là ove il nostro Paese (che talvolta non meriterebbe la "P" maiuscola), viene coinvolto pur nella consapevolezza del poco peso ch'esso esercita, nella rappresentazione dei Paesi civili e modernamente organizzati, le ragioni dell'abbinamento si trovano eccome.

Non permettendomi come non dovrebbe alcuno di esprimere giudizio sulla volontà di rendere lieve il definitivo e ultimo passo perché possa trovare finalmente posto accanto a Dio, Eluana, che pur ha meritato e sofferto quel posto, non mi fa specie alcuna invece che neri corvi, rapaci buoni più a prendere che a dare, diano fiato al loro fegato per versar fiele su disgrazie, dolori e sofferenze ch'essi non proveranno mai: né come padri reali, né come padri tutori dell'anima. E' questo insieme, formato dal loro dire e dal nostro prestar credito a quel vaneggiare, esser tipico dei Paesi vittime del massimalismo religioso. I Paesi terzomondisti insomma.

Innamoratomi lo scorso anno di iPhone e attendendo invano la sua importazione anche nel nostro Paese (che talvolta non meriterebbe la "P" maiuscola), ho provveduto, mesi fa ad acquistarne uno di importazione americana. Dopo pochi istanti d'uso ho immediatamente compreso due cose. E' dieci anni avanti ogni altro terminale / smartphone sinora conosciuto; è una macchina progettata per interagire con la Rete. Il produttore, in linea con i tempi, lo ha dotato di connessione Wi-Fi affinché potesse dar il meglio di sé a costo zero o estremamente contenuto... Sì, velocemente e a costo zero nei Paesi in cui è normale constatare lo sviluppo del cablaggio con Hot Spot (che non sono faretti) Wi-Fi. In italia, appunto, non sappiamo nemmeno cosa siano. E dunque? Per metterci nella condizione di navigare in rete a una velocità degna, il produttore ha allineato iPhone -che non avvertiva alcuna necessità- allo standard 3G (UMTS, HSPA, ecc.) e, dal canto loro, Tim e Vodafone, curano per benino i loro interessi facendo pagare quanto credono e quanto hanno il diritto di ritenere per l'attività in rete. Il tutto sino a quando anche il nostro Paese (che talvolta non meriterebbe la "P" maiuscola) non si allineerà con gli Hot Spot Wi-Fi e Wi-Max. Riforma della Giustizia permettendo, ça va sans dire... Come i Paesi terzomondisti insomma.

mercoledì 18 giugno 2008

Parlar Chiaro


""Basta con l'abuso della pubblicazione delle intercettazioni, un sistema che ha prodotto gravi danni alle persone e guasti difficilmente riparabili alla dialettica politica e al funzionamento delle istituzioni"" Chi dice o scrive ciò? Il portavoce Bonaiuti? Il Ministro per i Beni e Attività Culturali, Sandro Bondi? L'appena eletto Commissario Europeo ai Trasporti, Tajani? Il Ministro per la Semplificazione Calder... Ah no, lui no, è un parlar troppo forbito per uscir da quella mente. Mente? Vabbé lasciamo perdere. Sacconi? Maroni? Formigoni? Quale altro cognome in rima con "oni" o quale altra mezza tacca della schiatta governativa può mai aver pronunciato quelle parole, chi? Chi? CHI?

Ma, ma io le riconosco: queste son le parole che nel lontano 2005 a proposito del non dimenticato Antonio Fazio -uomo di Chiesa, oltre che di malaffare- ebbe a pronunciare Sua Eminenza il cardinale Antonio Ruini(1). Esatto proprio lui. Del resto, appena appena dopo la visita in Vaticano (6 Giugno) il Presidente del Consiglio a Santa Margherita Ligure (7 Giugno) ha o non ha con fiera certezza assicurato che a chi intercetta e pubblica cinque anni di galera non li avrebbe tolti nessuno? Eh sì la Chiesa ama parlar chiaro.

(1) - Fonte Repubblica.it (19 Settembre 2005)

mercoledì 4 giugno 2008

Quelli che le regole

Arrivano sgommando a bordo di una vecchia Audi A4 e si infilano nell'unico posto libero. Siamo a Torino in via Monferrato. Via Monferrato la ricordavo una come una via... Timida, illuminata da quelle fioche luci tipiche delle vie lievemente dimesse non necessariamente popolari anche se via Monferrato, là alla sinistra della Gran Madre, lo era come lo era tutta quella zona delimitata, dall'altro lato, da corso Casale. Si trovavano le classiche "piòle" (l'accento sulla "o" è perché diversamente in Piemontese la "o" si legge "u" semplice, invece piola si legge come si scrive), si beveva vino discreto e si mangiava fin bene a prezzo equo. Oggi via Monferrato ha l'illuminazione e l'assetto "trendy" che, in uno ai locali alla moda (altro che piole), la inseriscono nel giro della rutilante vita notturna torinese (non userò mai il termine "movida"). Arrivano sgommando, dicevo, e si infilano nell'unico posto libero col fare da "pit stop". Non si fermeranno quindi a lungo penso fra me. Non è così: scendono in cinque e si guardano attorno quasi con aria di sfida mentre si riassettano con l'eleganza propria dei decerebrati. A proposito, quell'unico posto libero molto ma molto ben segnalato con tanto di cartello e segnaletica orizzontale (striscie colorate al suolo), è riservato a persona disabile. Ironicamente han centrato il loro posto se si considera la loro totale mancanza di cervello una invalidità che disgraziatamente, tuttavia, nel loro specifico caso, sembra comunque garantire una sottospecie di vita e se al cervello annettiamo anche responsabilità di carattere morale e di senso civico. Doti quest'ultime che paiono più afferire l'anima che non il cervello e costoro, che han capacità di voto e che certamente andranno esprimendosi a favore della messa al confino di chi loro pulisce il culo, di anima ne hanno quanta ne può avere un escremento solido di forma cilindrica.

martedì 20 maggio 2008

L'Italia è servita

Piccolo tam tam della politica italiana:


- E' dello scorso 12 Maggio (ripreso su questo blog il giorno successivo con: "Il dovere istituzionale") il duro intervento del Capo dello Stato Vaticano, sua Santità Benedetto XVI (cfr. foto a margine), sulla legge 194 che ricordo essere legge dello Stato Italiano (cfr. uno per tutti il seguente articolo apparso su Repubblica.it). Quali le reazioni del Ministro degli Esteri Frattini? Nessuna, ci mancherebbe.


- E' del 15 Maggio la dichiarazione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia, l'ex Carabiniere, fine costituzionalista dr. Carlo Giovanardi (cfr. foto a margine) che sostiene come una circolare (dell'ex Ministro Turco) non possa modificare una norma del Parlamento (cfr. Repubblica.it). Peccato fine-costituzionalista-giovanardi (che non merita il maiuscolo) che l'art. 7 di quella legge preveda, fatti salvi gli obblighi di cui al comma 1, che con periodicità almeno triennale (comma 3) vengano definite le linee guida contenenti l'indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Linee Guida quindi (e non circolare) emanate per Decreto dal Ministro Turco in piena osservanza della norma (cfr. MinSalute).


- Ieri 19 Maggio il Ministro degli Esteri Frattini (cfr. foto a margine) nell'intervista resa a Maurizio Belpietro su Canale 5 (cfr. rainews24) auspica che il Premier Spagnolo Jose Luis Zapatero "indichi, ordini" all'esecutivo del suo governo di volersi cortesemente astenere dal rilasciare dichiarazioni "imprudenti ed estemporanee" -quali quelle rese del Ministro del lavoro Celestino Corbachon- sui provvedimenti che il Governo della Repubblica Italiana si appresta a varare in tema di repressione dell'immigrazione. Cosa dunque mi sfugge? Perché il Ministro degli Esteri avverte un dovere istituzionale a momenti alterni?


- E' di oggi questo interessante articolo apparso sul Corriere della Sera circa una sciocchezzuola, una lievissima modifica per Decreto Legge in approvazione domani 21 Maggio al Codice di Procedura Penale là ove si va a concedere, cito testualmente: ""...la possibilità a chi è imputato per reati commessi prima del 31 dicembre di 2001 di chiedere la sospensione del dibattimento per due mesi in modo da valutare se accedere al patteggiamento"". Per quella serie di casualità di cui il mondo è pieno, il Presidente del Consiglio (cfr. foto a margine) è punto l'esempio di chi, di quella modifica, potrà avvalersi.


L'Italia è servita. Alla prossima.

sabato 17 maggio 2008

Lorena da Niscemi

Ma tu, Lorena cosa hai conosciuto dell'amore? Cosa ne sai dolce piccolina di occhi dolci che si commuovono nel guardarti tanto tu, per lui, sei bella? Cosa ne sai di quella malinconia mista a felicità che solo l'amore quando nasce è capace far sentire? Quel molcere il core al suono di quella canzone, al sentir di quel profumo, o abbacinata e persa nell'abbagliante verde della primavera... Cosa? Cosa Lorena da Niscemi che al momento in cui la vita avrebbe potuto iniziare a disvelarsi ai tuoi occhi ha solo mostrato quanto misero, gretto, bestiale e cattivo, possa l'animo umano divenire quando anche l'ultimo dei valori: la vita, ha giusto il peso di un "game over"? Provo una pena infinita nel guadare i tuoi occhi che brillavano. Ora brilleranno in uno a quel firmamento dove un angelo si è aggiunto ai tanti, troppi, vittime di tanta miseria. Volgi altrove il tuo sguardo di perdono Lorena, noi non lo meritiamo.

martedì 13 maggio 2008

Il dovere istituzionale

Mi piacerebbe molto leggere le argomentazioni con cui coloro che sostengono legittime le esternazioni del cardinale di turno, andranno ora a difender qual legittimo il giudizio che il Papa ha inteso formulare verso la legge 194 "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". Prevenendo quel che il tirapiedi (laico) del Pontefice: Rocco Buttiglione, l'unico politico costretto a dimettersi da Commissario Europeo per la sua lungimirante definizione sull'omosessualità ("indice di disordine morale"), andrà a sostenere, mi precipito a rammentare che Sua Santità Benedetto XVI è, per la Repubblica Italiana, il capo di uno stato straniero (prima che umile servo e fedele pastore della Chiesa Cattolica). Se nel frattempo non è intervenuta una ulteriore rivistazione del Concordato, rammento che qual cosa buona giusta (sì: "veramente cosa buona e giusta") v'è quella modifica al Concordato siglata nel 1984 tra il Cardinale Casaroli e l'allora Presidente del Consiglio Craxi, che statuì al suo primo punto che: "La religione cattolica non è più la religione di Stato". In tal guisa e a sottolineare come quel parere sia a cura non del presidente della CEI o un suo membro residente in Italia e cittadino italiano ma proprio del Capo dello Stato della Città del Vaticano, l'invito a non voler ingerire sulla vita politica e sociale di questo Paese, l'Italia (la Povera Italia), sarebbe quanto mai doveroso e auspicabile da parte di queste cariche istituzionali (anziché volersi occupare di improbabili querele).

lunedì 12 maggio 2008

Una ragione per indignarsi

La prima domanda da porsi è: il dottor Renato Schifani è stato o no tra i fondatori di una società di brokeraggio: la "Sicula Brokers"? Se la risposta è "no", fine delle discussioni sul Senatore Schifani. Se la risposta fosse "sì" viene a ruota la seconda domanda: lei, Presidente Schifani, nel 1979, conobbe gli altri soci fondatori di Sicula Brokers (finanzieri del calibro di Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà)? E, ancora: ne è mai stato Amministratore? Se la risposta fosse ancora "no" la prego di voler scusare il tempo perso. Se la risposta fosse "sì" e se, come presumo, fosse "sì" anche alla domanda se lei è ta i soci fondatori nel 1992 di GMS società di recupero crediti con, fra gli altri, Antonino Garofalo, allora, in quel caso, avv. Schifani, gli indignati siamo noi e lo siamo non perché vittima del "vile" attacco da parte di Marco Travaglio ma perché un individuo come lei è stato chiamato a sedere al posto che fu di De Nicola, di Merzagora, di Fanfani e soprattutto di Spadolini. Si vergognino dunque tutti coloro che amanti del politically correct oggi le mostrano sostegno quando alto e forte dovrebbe essere invece il disprezzo e il grido di chi ha a cuore questo Paese: se ne vada.

martedì 6 maggio 2008

Di delitti, pene e giudizi

Accanto a un delitto invariabilmente giace la sua motivazione. Il rispetto alla e della vita non è costituito da ragioni negoziabili né riducibili a meri fattori culturali o, peggio, ambientali. Dire, come ha affermato il Presidente della Camera, che l'orrido delitto perpetrato a Verona non possa venire ascritto ad alcun "riferimento ideologico" è tanto sbagliato quanto falso. Del resto è sufficiente prestare attenzione alle motivazioni che, appunto e guarda caso, stanno rassegnando gli stessi assassini circa il desiderio di difendere "l’immagine di Verona, città di classe" da chi oltraggia il loro augusto senso dell'ordine e del decoro. Capito signor Presidente della Camera? E sa a cosa ha sempre mirato il sindaco di Verona Flavio Tosi (che mi permetto di rammentarle venne condannato nel gennaio 2007 per isitgazione al razzismo [Wikipedia])? Ma proprio "decoro" e "ordine pubblico" che diamine. Una bimbo di 4 anni venne punto multato perché si accingeva a mangiare un panino seduto sulle scale del Comune (50 Euro, luglio 2007 [Repubblica.it]), giusto per fare un esempio del criterio col quale egli mantiene alto il "decoro" e l'"ordine pubblico" di quella città. Per concludere: è al corrente signor Presidente della Camera del commento cortesemente rilasciato da Andrea Miglioranzi consigliere della Lista Tosi? "Non sono ragazzi da crocifiggere..."[Fabio Poletti - La Stampa]. Capito? Desidera io vada a ricordale, signor Presidente della Camera, a quale Fronte il signor Miglioranzi è iscritto? No? Bene voglio dunque sperare che ove gli impegni inerenti all'alta carica Costituzionale glielo dovessero permettere, ella, signor Presidente della Camera, voglia cortesemente vergognarsi.

martedì 29 aprile 2008

Della Costituzione Italiana

Coloro i quali, per età, o semplice distrazione non avessero chiarissimo cosa dica la XII^ delle "Disposizioni Transitorie e Finali" di cui alla Costituzione Italiana, volentieri rammento il primo comma: ""È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.""

Finché avrò cognizione, fiato, capacità di scrittura e fino a che mi verrà consentito, sempre alto sarà il mio grido di condanna verso chiunque mostri chiaro lo spregio a quei principi cardine che, sempre rammento, son costati sangue e vita per buona parte dei nostri genitori, nonni e avi. Che infine qualcun dietrologo di periferia o sgangherato revisionista avesse l'ardire di sostenere il contrario tanto nei confronti della Costituzione quanto nei confronti del rispetto al tricolore (che, è bene ricordare, costituisce carta igienica per il Senatore della Repubblica Umberto Bossi), andrebbe vieppiù a sottolineare quanto triviale, gretto e scurrile sia divenuto il proscenio politico al cui centro, unico e nero (letteralmente dalla testa ai piedi) svetta lui, il Capo della masnada.

[foto da Repubblica.it - Link QUI]

sabato 26 aprile 2008

Lettera aperta al Sindaco di Milano

Lei Signora Brichetto Arnaboldi non mi dirà che non rammenta quando cade il Natale vero? Ebbene, a sua futura memoria, le rammento che anche la Festa della Liberazione di questo Paese dal dominio nazista e dalla dittatura fascista cade di 25. Ha visto? Uguale uguale al giorno di Natale, solo, anziché nel mese di dicembre (non erano comodi, nel 1945, a Natale, tra tutti gli alleati e il C.L.N. a liberare l'Italia) provvidero nel mese di Aprile. A me duole molto signora Sindaco di Milano che lei si sia scordata questa data al punto di prendersi degli impegni (!!!) Ciò è sbalorditivo e, vieppiù, di quali collaboratori ciarlatani ella si avvale se non provvidero -con cortesia ed eleganza- a rammentarglielo per tempo? Ma li cacci immantinente senza perdono alcuno. Del resto Signora Brichetto Arnaboldi non ho ragione di pensare ch'ella non volesse sfilare per le vie della città così come fece il 25 Aprile 2006. Lo rammento perché di lì a poco si tennero le elezioni che la videro eletta a Sindaco di Milano. Milano, signora Brichetto Arnaboldi è città sì da bere ma bersi con Milano la sua storia che è anche storia di questo Paese non è serio e codesta città non lo merita. Come? Chi è quel buffo signore con la fascia tricolore nella foto piccola? Ah, è il Sindaco di Torino mentre appunto stava dedicando il 25 Aprile ai caduti sul lavoro e, in particolare, agli operai della Thyssen. Si chiama Sergio Chiamparino e lui sì, è persona seria. Lei si vergogni.

venerdì 25 aprile 2008

Lo sfolgorio della speranza

Oggi è il 25 Aprile. Spero che ogni buon italiano conosca la storia della sua Patria. Ogni buon italiano sappia quanti son morti in nome del tricolore e per quel vivere libero che garantisce a ognuno di esprimere il meglio di sè nel rispetto della Costituzione e delle norme che uno Stato moderno, il nostro, si è dato. La fiaccolata che ogni anno si tiene a Torino la sera del 24 Aprile, è simbolo del ricordo ma in quegli occhi gioiosi di migliaia di giovani che vi partecipano, si racchiude altresì la speranza che i valori della Resistenza restino vividi come lo sfolgorio delle loro fiaccole.

martedì 22 aprile 2008

Fuori uno.

Ricordo molto bene non senza una punta di imbarazzo quando i giornali al Nord Italia erano usi titolare: "Calabrese uccide la moglie", che se poi il cittadino di Polonghera seviziava la figlia, il titolo, in quel caso, assumeva tono di carattere generale magari con nota di sincero sgomento: "Seviziava la figlia, ora si dispera". Sicché in attesa che il presidente del consiglio italiano in pectore volesse, con l'autorevolezza che gli è propria, promuovere migliori condizioni facendo sua l'istanza di Alitalia verso il Presidente della Repubblica Francese, Air France da Compagnia seria qual è, ha preferito tagliar corto e tagliarlo fuori. Non ci resta che la "Compagnia di San Paolo" il cui istituto di credito (San Paolo di Torino) è migrato in Banca Intesa ma temo che le finalità proprie di quella Compagnia mal si combinino con le finalità proprie di una compagnia aerea. Il commissariamento prima e il fallimento poi, con tutto ciò che ne discende, sembrano dunque dietro l'angolo. Ebbene, cosa titola oggi Il Giornale? A chiare lettere: "Ecco le sorprese di Silvio" circa la composizione del Governo e poi, in un riquadro a sfondo blu: "Un reato su tre commesso da clandestini" perché si sa, i balordi son oggi stranieri, quanto ieri erano meridionali. E l'Alitalia? Oh, nulla giusto un articolo di spalla. Vergogna !

martedì 15 aprile 2008

L'arte del cantore

La statistica, come sosteneva il professor Golzio, è l'arte del contare (e non del cantore come un vile refuso andava svettando nella dispensa oggetto di studio). In questa luce guardo oggi ai miei amici, a quelli che so -anzi sapevo- esser dalla mia quando andavo lanciando le mie invettive sul grossolano minacciare di Bossi o al maldestro fare di Calderoli, con occhio diverso. Tra loro, statistiche alla mano, si annida certo qualcuno che in cuor suo, legittimamente, ha ritenuto di punire quella compagine politica in nome della quale, con buona evidenza, non si sentiva ulteriormente rappresentato e tutelato. Legittimo.

E' però anche mio legittimo e sacrosanto dovere rammentar loro che quella indispettita scelta, al di là di grossolani paragoni e battute, ha premiato chi condannato per mafia (Dell'Utri) ritiene tra il resto necessario un revisionismo circa la Resistenza e i suoi Valori, ha premiato chi (Bossi) è uso rivolgere alla signora Lucia Massarotto che ostende il vessillo nazionale (in nome del quale, ricordo, son morti in migliaia) che lui, con quella bandiera si pulisce il sedere (in verità egli usa altro simpatico sostantivo).

Mai però, in questo porco Paese, qualcun magistrato, andato ad aprire il Codice Penale all'art. 292 e letto il primo comma: ""Chiunque vilipende la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato e' punito con la reclusione da uno a tre anni"" abbia messo ai ferri quel vil bovaro, sicché, i nostri, nel dubbio e nel devastante forsennato legiferare ad uso e consumo del loro maledetto malaffare riuscirono, il 6 Luglio 2005, a depenalizzare il reato di vilipendio al vessillo nazionale.

Se ne accorgeranno tardi dunque del danno che hanno causato al nostro Paese. Un Paese che dalle pendici del Monviso, ai palazzi dell'intrallazzo meneghino, a Pontedilegno in seguito e a Venezia infine non merita chi tra il predellino di un'Audi, una porchetta e un tetrapak di vino vitupera, deride e offende la Repubblica e i suoi valori. Vergogna !

The New Deal

Venerdì 11 Aprile il TG5 delle ventimachecominciaalle19:59quandovabene si apre con un'intervista al piazzista del capello silvio berlusconi: 8 minuti cronometrati. Appena dopo, come da regolamento, un Servizio su Veltroni alla chiusura della campagna elettorale: 4 minuti e 5 secondi. Lo sospettavo. Scrivo immediatamente alla rubrica Dillo al TG5: ""Alla faccia della par condicio: 8 minuti a far parlare quel coglione contro 4 per Veltroni. Siete proprio dei servi idioti."" Non tarda a far seguito l'accolito meneghino con un imperante e maiuscolo: FIRMATI CORAGGIOSO CITTADINO. A dire il vero il form utilizzato al sito del TG5 recita: "Il tuo nome" e io misi appunto giusto il mio nome (mica chiedono anche il Cognome e, a casa mia, non basta la generalizzazione a far sottindendere anche la richiesta del Cognome).

Che invito a nozze. Ecco tosto la mia risposta: ""Oh che paura !!!! Un dotto argomentare ricco di circostanziati e puntuali elementi volti a mortificare il grezzo insulto? Certo che no: meglio, assai meglio, l'alito della minaccia scritto in maiuscolo. Già in linea col prossimo corso politico? Mi fate molta pena,"" ovviamente con Nome E Cognome. Non tarda la replica: ""Il maiuscolo e’ solo capitato,gli insulti li rivolge Lei…non ci fa neanche pena"".

Sì, il nuovo corso era già cominciato

venerdì 4 aprile 2008

Il tempo del rimpianto

Io non credo vi sia il tempo per la ricorrenza trascorso il quale essa non sia più pertinente, esiste al contrario e sempre il ricordo quando non anche il rimpianto che, vieppiù, acuisce la mancanza. Un non detto che se è vero non avrei avuto comunque mai modo di dire, v'è al contrario un comprendere per parte mia che rende tale quel rimpianto. Compresi solo negli ultimi anni del suo pontificato Karol Wojtyla.

Compresi dunque tardi l'infinita intelligenza che contraddistinse il cammino primario di quel Papa che capì come nel nuovo millenio egli dovesse spendersi mediando evangelizzazione e apertura verso il resto del mondo. Giudicai un atto dovuto quello che invece era un atto di forza là ove egli invocò il perdono per tutti i crimini commessi dalla Chiesa e sebbene rimasi folgorato anch'io dalle oceaniche folle di giovani innamorati di vita a Denver, Manila e soprattutto Roma durante il Giubileo, non compresi ch'egli stava dando a quei ragazzi giusto ciò ch'essi andavano domandando nel loro incerto cammino: qualcosa in cui credere. Scambiai quella necessità di specchiare -suo tramite- il proprio animo in Dio per isteria collettiva, fenomeni di fideismo dalla dubbia valenza sul piano della dottrina. Fui un osservatore laico poco attento anche quando bollai con lo stesso giudizio coloro che usciti di discoteca macinarono centinaia di chilometri per andare a Roma a rendergli omaggio. Se è vero che le aperture di Papa Montini in ottica a mio avviso illuminista (basti citare l'enciclica "Populorum progressio") non trovarono seguito nell'ortodossia di Giovanni Paolo II, è altresì vero che Paolo VI si mosse in un periodo storico molto diverso. Dalla caduta del muro di Berlino e della cortina di ferro del Regime sovietico, la commistione tra un capovolgimento politico e il venir meno di alcuni precetti morali, avrebbe potuto portare conseguenze ancor più temibili di quanto l'etilico vapore della libertà non esercitò di per sé nei confronti di coloro moralmente meno forti.

Averlo capito tardi mi spinge ora a rimpiangerlo fin più di coloro che gli dichiararono da subito stima e affetto. Son passati tre anni da quel 2 Aprile 2005 e di certo siamo o almeno io mi sento più solo.

martedì 1 aprile 2008

La quarta "i"

Nell'estratto video di cui al collegamento in calce al presente (a cura di tv.repubblica.it), si vede e (purtroppo) si sente il candidato premier della CdL Silvio Berlusconi, rispondere a questa domanda formulatagli durante una conferenza stampa presso Adnkronos: "Blog e informazione online stanno fortemente condizionando la campagna elettorale americana, quanto pesa internet nella campagna elettorale italiana?" risposta, appena condita da una premessa circa il vergare egli a mano i propri interventi e farlo altresì per altri : "Non sono io la persona più adatta a darle una risposta realistica e con una conoscenza del mezzo che francamante non ho. Anch'io uso il computer, uso internet ma lo usano soprattutto i miei collabratori". Atteso che la domanda non fosse esattamente tesa a renderci edotti circa le conoscenze informatiche del candidato, ciò che mi chiedo è se sotto il cerone d'ordinanza egli si rammenti del vecchio proposito scolastico di seguire le tre "i" (inglese, internet e impresa) e, comunque, cosa dobbiamo attenderci da chi non conosca il peso e la rilevanza -poca o molta che sia- che questo uso dell'informatica ha sul governo della cosa pubblica? E, ancora: lo sa Berlusconi, tronfio nella propria ignoranza, che sull'onda dei tam tam via sms e via blog si può seriamente minare la credibilità di un Governo e financo la sua stabilità politica? Mediti lui e, soprattutto, meditiamo noi.

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Collegamento a "Internet? Non conosco"