lunedì 31 dicembre 2007

Bravo Sindaco !

Sento ora che il Sindaco di Torino annulla tutti i festeggiamenti previsti per il Capodanno. Concerti in piazza, fuochi d'artificio. Nulla. Il buio e il silenzio pubblico per ricordare Giuseppe Demasi anni 26, ultima vittima della mattanza alla ThyssenKrupp. Bravo Sindaco. Che questo silenzio e questo buio servano a rammentare quella vita e tutte le altre così barbaramente troncate da un omicidio che, come ben scrive Carlo Federico Grosso, è da doversi ritenere doloso.

Auguri 2008

In chiusura d'anno i bilanci rappresentano il prezzo che ognuno deve pagare per dimostrare al mondo quanto ha fatto, detto, costruito, realizzato, portato a termine, chiuso, preventivato, immaginato e chissà che altro. Io tuttavia credo che i bilanci personali debbano rimanere tali, quelli personali ma afferenti alla vita di relazione potranno semmai venire minuziosamente stesi dal prossimo. In chiusura d'anno preferisco quindi guardare a ciò che auspico. Nel 2008 mi piacerebbe poter fare il solo lavoro che son capace: il consulente e analista; mi piacerebbe poter guardare all'uomo che cammina alle spalle senza diffidenza, che l'Alitalia venga davvero gestita da Air France, che Formigoni si faccia vivo non solo per difendere il suo orticello catto-mafioso. Mi piacerebbe vedere morti alcuni pregiudizi sui disabili sì da poterci definire un Paese da imitare (perché non crediamo che all'estero in tema di pregiudizi sia tutto roseo) e mi piacerebbe vedere morti... Alcuni. Cosa pensate? Io intendevo semplicemente riferirmi alla loro morte pubblica ma che Dio conservi loro tutta la protervia, la tracotanza, la becera e sguaiata ignoranza grazie alla quale il mondo ci ha puntato il dito. E riso. Auguri dunque a puttane e intrallazzatori, a comunisti e non ricordando a tutti che ci sono vie di mezzo e che i Giudici, anche nel 2008, non si scordino di punire i mafiosi: qualsiasi giubba vestano. Anche firmata.

lunedì 24 dicembre 2007

Urban X'mas

La musica lontana ha le note di una canzone di Zucchero. La nebbia, mentre scrivo, rende lattiginoso l'insieme di una realtà comunque opaca e distante. Forano il brumoso quadro quelle lucine colorate che si accendono e spengono per nessuno su quel balcone laggiù. E' Natale ma non è il Natale di quando zia Maria mi confidava di aver incontrato Gesù Bambino ansioso di sapere cosa io avrei desiderato. Il Natale dei Bambini è il solo nel quale il dono abbia un senso. L'ultimo degli ambulanti sta ritirando veloce la sue merce e già i netturbini fan capolino per ramazzar via ciò che rimane degli avanzi. Qualcuno cammina curvo a raccogliere qualche frutto e anche quell'ultimo ramo di vischio dimenticato. Ora è finalmente silenzio. Buon Natale.

mercoledì 19 dicembre 2007

Bella Ciao e le Mondine

Quest'anno andranno a Barcellona in aereo mi confida perplesso un collega a proposito dei suoi figli che sono al liceo. Già in aereo. Il discorso è scivolato altrimenti ma io mi son fermato su quell'andare in gita scolastica in aereo. Poveri ragazzi. Io andavo alle grotte di Bossea su un pullman blu ma ciò che non dimenticherò mai era quel cantare a perdifiato "Bella Ciao" sulla strada del ritorno. Ignoravamo il tanto che la canzone popolare porta con sé. Ignoravamo delle mondine e dei partigiani, cantavamo quasi come se quel canto fosse scolpito nel nostro DNA e alla fine, chissà perché, ci trovavamo con gli occhi lucidi. Maschi e femmine.


Ha preso l'avvio ieri un blog che mi piace, si chiama "Mondine 2.0 - Di Madre in Figlia". Lo aggiorna Valeria, una ragazza in gamba e si inserisce in un progetto multimediale che ha lo scopo di raccontare, delle mondine, la loro storia: la storia di donne eccezionali che tramite il film documentario prodotto da Davide Ferrario (l'autore di "Dopo mezzzanotte" David di Donatello 2005) con la regia di Andrea Zambelli, partirà da quelle storie per volgere lo sguardo al molto che ancora c'è da fare in tutela del lavoro e delle donne.

Da non perdere lo spazio musicale su MySpace dove le musiche tradizionali si intrecciano con l’elettronica dei Fiamma Fumana, fondati dall’ex Modena City Ramblers Alberto Cottica.

Chi mi legge, se appena può, dia uno sguardo a quei siti e poi comprenderà perché in aeroporto e men che meno in aereo si può cantare "Bella Ciao"

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sabato 15 dicembre 2007

Soffio di Eterno

Ieri e oggi la RAI si adopera per Telethon. La ricerca e con essa i risultati volti a sconfiggere o almeno limitare i danni causati dalle malattie genetiche è un sogno... Un bel sogno che poco alla volta con l'impegno di ognuno (anche dello Stato) può veder la luce sino a divenire realtà. E' in onore al sogno, a quel sogno, che dedico quanto scrissi nel lontano Giugno 2004:

Tu che sei sogno perchè riesci dipingere il quotidiano colorandolo di fantastico narri di sole e di mare, sorridi alla vita perché l'hai in pugno, la plasmi, la modelli, le dai forma, sostanza, scopo e nella corsa verso il domani mi prendi per mano, dispettoso visino dal monello fare, e mi traghetti verso sponde di luce, spiagge bianche nel cristallino blu dell'amalgama di cielo e mare dove sognatore chiudo gli occhi per sentirti accanto, per avvertire il profumo di eterno: un soffio d'amore che è solitario refolo nel perenne cielo della speranza.

venerdì 14 dicembre 2007

In rigoroso Attenti

"Guarda la Lidia insiste che andiamo da loro a Cavoretto (sulla collina torinese), sai hanno la tavernetta e taanto spazio. D'altronde mia cognata mi ha chiaramente fatto capire che quest'anno il capodanno non possiamo passarlo altrove se non da loro. Io si capisce lascio decidere ad Aldo ma se dipendesse da me ce ne staremmo tranquilli a casa nostra anche se poi si sa alla fine da qualche parte si va. In effetti potrai mica startene solo a casa la notte di Capodanno?" Oh cara signora-delle-balle che ti ho udita stamane in cotanta perla di ragionamento, cerrrto che si può. E' il mio capodanno preferito: ascolto il discorso del Presidente, faccio una normalissima cena e a mezzanotte apro un franciacorta millesimato. Ascolto -ben diffuso- l'inno nazionale in rigoroso attenti, mi commuovo e la sera finisce a coccolare Mao il mio gattone nero. Visto signora-delle-balle che si può?

giovedì 13 dicembre 2007

Santa Lucia

Svegli con l'udito teso per cogliere nel silenzio quel borbottio sommesso e complice, un rumore più forte, risa soffocate e fruscii. Poi di nuovo silenzio. E' il momento. Dagli occhi socchiusi filtra un baluginio tenue. Eccoli nelle loro tuniche bianche, lunga ai piedi una, corta la seconda perché in quel buffo altalenare tra corto e lungo si risolve il senso della loro crescita. Hanno i piedini nudi, il ramoscello in testa, la fascia rossa a vita e la pila perché le candele son pericolose nelle loro manine ancora un poco sgraziate nel muoversi. Portano pane e Nutella e il fratellino impacciato guarda la sorellina per capire come muoversi. La guarderà ancora, la guarderà sempre: per imparare prima, per proteggerla poi. Quando adulti rammenteranno questa piccola concessione alla tradizione, si fermeranno un momento e un sorriso si dipingerà sui loro volti. E' giusto un attimo: appena il tempo del ricordo e poi via incontro alla vita.

mercoledì 12 dicembre 2007

Chiamatemi Intrepido !

Al maestro spirituale Tenzin Gyatso (al secolo meglio e più noto come Dalai Lama), verrà conferita domenica 16 dicembre 2007 la cittadinanza onoraria della città di Torino. Nel 1989 all' "Oceano di saggezza" -così secondo fonti Wikipedia si può tradurre "Dalai Lama"- venne assegnato il Premio Nobel per la pace stante il suo modo non violento di resistere alla Cina e all'occupazione del Tibet sin dal 1949. Dal momento che la Cina ha fatto sapere che sono in serio pericolo le esportazioni dirette alla nostra città di prodotti contraffatti e parimenti sembra che anche gli Involtini Primavera siano a rischio, pare, secondo accreditate fonti cittadine, che la massima autorità spirituale della scuola Gelug, verrà ricevuto dal Consiglio Comunale nella sala rossa del bar gelateria Fiorio dove in modo davvero informale il sommo potrà gustare un buon gelato al Gianduja offertogli dal Sindaco. Allo scopo di non compromettere il delicato equilibrio economico e politico torino-cinese (= torinese), i vertici di Regione e Provincia offriranno dal canto loro un vermouth al vecchio tibetano in luogo non ancora reso noto alla stampa. Taluni mormorano che possa trattarsi dello studio privato di casa Raffestin (marito della Presidente Bresso)...

Dottor Lama, a cerimonie terminate, sarò ben lieto di offrirle una pizza da Eataly e guardi che ardire: lo dico persino qui, alla faccia dei cinesi !!!

martedì 11 dicembre 2007

Warning

Io in fondo sono ricco. Parlo per me ma di certo potrei includere anche buona parte di coloro che talvolta mi leggono. Siamo ricchi a prescindere dal denaro di cui possiamo disporre e sarebbe sciocco far l'elenco delle piccole o grandi comodità di cui amiamo circondarci sino a non poter far a meno di qualcuna o buona parte di queste. Una certa tv di nicchia lontana dai clangori di isole, fratelli o anche solo dallo starnazzare della signora Ventura, ci pone però di fronte un'Italia diversa. Un'Italia che almeno io, colpevolmente, avevo un po' rimosso. Andando dietro ai proclami di chi ci vuole ricchi o anche solo, oggettivamente, vedendo una certa fatua italietta mi ero scordato dei poveri. Di quelli -tanti- che non arrivano a fine mese, di quelli che -come ben scrive Matilde ieri- fanno quei lavori umili che pensavamo relegati ad una certa compagine straniera (che peraltro non sposterebbe di una virgola l'onere sociale). E dunque? Potrebbe valere il motto di J.F.Kennedy: ""Se non riusciamo ad aiutare i molti che sono poveri non riusciremo mai a salvare i pochi che sono ricchi"". La politica interna dell'attuale governo americano sta provando quanto fosse vero quell'assunto. Non emuliamo sempre il peggio di quel Paese. Ravvediamoci per tempo.

lunedì 10 dicembre 2007

Almeno per una volta

Ho visto occhi lucidi descrivere il terrore. L'odore della morte, il grido disperato di chi, cosciente, è cosciente di morire. Lo strazio, la nausea, il vomito di polemiche che seguono sino a voler ribaltare sull'errore umano condizioni di lavoro in realtà degradanti senza alcuna garanzia e senza che qualcuno, sindacati per primi, volesse occuparsi di quanto stava accadendo alla Thyssenkrupp di Torino. Al General Meeting che si terrà il prossimo 18 Gennaio quei grassatori di masse operaie nemmeno faranno un cenno dell'accaduto e noi, tra meno di venti giorni, anche. Incroceremo bicchieri, faremo cin-cin, ci augureremo salute perché fin che c'è quella... Già, fin che c'era quella a sostenere ritmi di dieci, dodici ore di lavoro da parte di quei poveretti, le loro famiglie potevano sperare in qualche soldo. Non dimentichiamoci di loro, davvero, almeno per una volta.

venerdì 7 dicembre 2007

Elegia all'Io

Tu che sfogli il giornale come se ogni pagina fosse di tale lordura da doverla gettare con disgusto alla sinistra e non pago dai ancora un colpo alla poveretta perché lì stia e mai osi alzarsi. Tu che parli al telefono cellulare senza provare un moto di vergogna nel mettere a parte chi ti sta attorno di dati e cose che mai, diversamente, ti sogneresti di rivelare, anzi, tu sei di quelli che tosto hai fatto togliere il tuo nome dall'elenco telefonico "perché si sa... La privacy". Tu che ti compiacci nel tirar dritto perché non c'è questua che possa intenerirti il core giacché codesti parassiti li manderesti tutti non so dove ma di certo lontano dal tuo augusto sguardo. Tu che non devi chiedere perché ordini, non vieni sfiorato dall'alito del dubbio perché dalla tua hai la forza della certezza e che forse appartieni alla schiatta di coloro che col vessillo nazionale si puliscono il viso (che tanto l'uno o l'altro sempre uguali sono), tu, sìsì proprio tu: sei un poveretto che crede di poter scrivere l'elegia all'Io mentre in verità incespica nel leggere. Tu fai molta pena ma ciò che più mi fa sorridere è che pensi io ti stia guardando con ammirazione.

martedì 4 dicembre 2007

I Blog

Prima di tutto mi scuso verso quei lettori, quantunque pochi, che dovessero aver provato un moto di delusione nel veder fermo per qualche giorno questo blog. Se c'è cosa che odio è vedere dei blog fermi, abbandonati, o svogliatamente proseguiti con aggiornamenti idioti pur di dire "ci sono". I blog quale proiezione del proprio io che, alla resa dei conti della costanza e dell'impegno, si rivolvono in miserrimi fallimenti.

Altra cosa è l'interpretazione del blog quale moderno diario nel quale la chiave di accesso, un tempo velatamente nascosta con la segreta speranza venisse trovata, è davvero lì alla portata di chiunque sappia scoprire questo o quell'angolo.

Anche la scrittura quindi è venuta mutando in una metamorfosi che l'ha vista assurgere se non a vette di lirismo, di certo a un eloquio non così simile al parlato quotidiano che, per contro, è ancora e sempre utilizzato nel tema stiracchiato dal titolo improbabile assegnato dall'insegnante talvolta anch'egli stanco e svogliato come i suoi studenti.

Chi apre un blog e lo aggiorna con costanza si ritaglia invece un angolo in cui stile, modo e criterio di esposizione (nonché certamente i contenuti), procura un numero di lettori più o meno vasto che spinge l'autore nella giusta direzione del far meglio: del non deludere chi lo legge. Il circolo che si crea -tutt'altro che vizioso- altro non fa che favorire la nascita di amicizie tra persone con identità di vedute, quelle che siano e ciò, in ultima analisi e contrariamente ai soliti benpensanti da quattro soldi, è la prova come la rete funga da catalizzatore più che da detonatore di vizi, manie e perversioni.

giovedì 29 novembre 2007

Ragioniamoci su

A me piace molto tanto il dire quanto il modo e lo stile che trovo nelle righe di Irene Spagnuolo. Ciò, tuttavia, non significa con lei essere sempre completamente d'accordo. Stamane infatti Irene chiosa un "Beviamoci su" ove io mi trovo dissenziente in quella che parmi essere una sorta di comprensione generalizzata verso coloro che bruciano la loro vita, quando non anche quella altrui stordendosi nell'alcol e vomitando sul mondo il loro malessere.

Andrei cauto anche solo nel tentativo di voler troppo capire. Vi sono comportanmenti che talvolta strizzano l'occhio all'atteggiamento, al capriccio che gnaula la sua richiesta di attenzione: proprio quella che gli si va punto a dare. Il quadro dipinto da Irene infatti è ben calato nella realtà ma a mio modo di vedere, costoro, meritano l'attenzione che il buon genitore riserva al bizzo querulo.

Ciò perché, semplicemente, accanto a loro, esistono vivaddio e sono altrettanto molti, ragazzi che si divertono, vivono il loro tempo, masticano angosce, ingoiano delusioni ma imparano a anche a tirar dritto e a non cadere nella trappola che vuole metter loro in alto e in bella mostra l'etichetta del "disagiato-poverino". Quel fare, anzi disfare, non deve metterci nella condizione di sentirci in colpa per non aver saputo loro dare ideali ai quali aggrapparsi. Gli ideali sono quelli che ogni generazione, ogni individuo si costruisce con la vita di ogni giorno, col guardarsi attorno: maturando esperienze, macinando vita.

Specchio di tristezza

E' facile, troppo facile ridere di questa generazione di Casa Savoia. Se appena però ci si volta indietro a guardare, di questa nobil casa, le generazioni precedenti, il riso si trasforma in una smorfia di dolore ovvero sdegno quando non anche di disgusto. Con buona evidenza quindi v'è da ritenere ch'essi, nel corso dei secoli, si siano talmente involuti e chiusi su sé medesmi al punto di dare da quattro generazioni a questa parte la sensazione di aver a che fare se non con degli imbecilli, certamente con degli stolti.

D'altronde è parimenti facile cogliere, di un caso di cronaca: una speculazione commerciale di bassa lega messa in atto da un figuro non meno disgraziato -almeno sul piano morale- dell'assassino assoldato quale promotore pubblicitario, l'aspetto deteriore. Facile al punto da ritenerlo quasi una trappola affinché, da ciò, derivi grande pubblicità e dunque guadagno, facendo così il gioco del figuro (al secolo Alessio Sundas) del quale leggo nella preziosa biografia che mi auguro presto introdotta nei sussidiari scolastici, come, il giovine, già nel lontano 1988 calcasse le scene venendo introdotto in quel prezioso salotto, nota fucina di cultura, che rispondeva al nome di Maurizio Costanzo Show dove il nostro, là, si presentò quale "baciatore"...

Specchio dei tempi, dirà qualcuno. Vergogna vergogna vergogna, grido io.

martedì 27 novembre 2007

Torino FIlm Festival

A Torino, lo scorso venerdì (23 Novembre) viene inaugurata la venticinquesima edizione del Torino Film Festival. E' una rassegna importante non perch'io lo scriva qui in questo cantuccio ma perché viene davvero riconosciuta essere seconda al Festival del Cinema di Venezia. Qualcuno potrà chiedere e chiedersi allora come si collochi la Festa del Cinema di Roma. La risposta è semplice: non si colloca. O meglio: si colloca ad arte e guarda caso proprio fra le due ma, alla fin fine, si dichiara una Festa e tale è.

Via quindi allo spettacolo, ai tappeti rossi, ai petali di rose e agli inviti. Tanti, tanti, ma tanti inviti che gli attori interessati non mancano di raccogliere: si sa, la pubblicità tenta anche il più probo dei professionisti. Entrino i carri dunque, si suoni la gran cassa e a questo richiamo, devo dire, non fan difetto nemmeno gli organi di informazione che si sdilinquiscono in Servizi, corrispondenze dirette, testimonianze dal parterre dell'immarcescibile Mollica.

Tornando però al TFF la domanda sorge spontanea: "ma com'è che nessuno ne parla?" Ecco, a ciò non mi sovviene alcuna risposta esaustiva tanto più che nemmeno lo scorso sabato nella rubrica all'interno del TG1 delle ore 13 del Mollica: "DoReCiakGulp", il "noto giornalista di cinema e spettacolo" (virgolettato perché non è affermazione mia ma della RAI che così lo definisce sul suo sito), ebbe modo di farne cenno. Non solo, egli accennò all'imperdibile Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza ma su Torino non una parola. Gli sia sfuggito?

Consoliamoci con coloro che pagano il biglietto per vedere i film e che son molti, se è vero che sono aumentati del 50% dalla scorsa edizione che pur chiuse con un trionfo, ma quel dubbio tuttavia rimane: non sarà che il Signor Mollica, qual "giornalista di cinema e spettacolo", faccia in realtà un po' pena?

venerdì 23 novembre 2007

Volontari per sempre

Ho intrattenuto in questi giorni una veloce corrispondenza con un ex volontario ai Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 che mi ha contattato in funzione del mio blog fotografico su Torino e in occasione della prossima apertura di un suo blog circa quell'Olimpiade. Ciò che mi piace qui sottolineare è l'aver in due righe ritrovato quello spirito.

Che il contributo dei volontari sia stato determinante per l'ottima riuscita di quei giochi è certo ma chi però non ha avuto modo di godere della loro gioia, del divertimento dell'entusiasmo legato alla consapevolezza di vivere la storia da protagonisti, non può capire perché i torinesi nel vederli, si commuovessero.

La piccola vanità di prendere i mezzi pubblici con la giacca a vento e i pass che li dichiaravano al mondo volontari con la subitanea ammirazione e sorrisi, sìsì proprio lo spontaneo sorriso, col quale gli occupanti dei bus li salutavano. Un immenso villaggio che quando la folla straripante bloccava i mezzi, la gente era quasi felice di scendere e mescolarsi tra loro.

La cortesia, il sorriso tra due guancine rosse dal freddo, la professionalità e la serietà quando occorreva. Ma anche le simpatie, gli amori nati sotto al mospheat, le amicizie che valgono una vita e che tra trent'anni li faranno ritrovare se non con l'agilità di ieri di certo con la maturità che il tempo ma anche il vissuto avrà contribuito a far di loro uomini e donne migliori. Come Luca.

mercoledì 21 novembre 2007

Un mondo lontano

Quel passeggino più grande degli altri indica che alla tua età i bimbi in genere è difficile tenerli fermi mentre tu, tranquillo, hai lo sguardo lontano di chi vede un mondo diverso. La mamma gioca con le dita della tua mano destra mentre tranquilla e dolce parla con gli altri seduti allo stesso tavolo.

Talvolta appari attento ai discorsi dei grandi ma poi una smorfia ti porta altrove, nel tuo mondo di suoni e immagini. Attutiti i primi come attutiti sono i rumori della città quando cade la neve e sfocate le seconde come le immagini frutto più di fantasia che non già il ricordo di un vissuto. Un mondo sopra al male lontano dalla notte che ti incute paura e vicino al bene che porta una luce pallida.

La voce della mamma, ecco quella sì la riconosci molto bene, ti desta un poco, quel tanto che basta per un sorriso. Il più bel bambino del mondo, sta dicendo la tua mamma e tu sai che un po' mente ma il suo profumo, la sua voce, quel tono caldo e rassicurante, ti porta a chiudere gli occhi per tornare lieve e felice verso il tuo mondo. Là, dove non c'è spazio che per la gioia. E la mamma.

martedì 20 novembre 2007

E' nostro dovere !

E' stato in parte scordato e di certo non ne hanno fatto cenno le maggiori testate italiane prese come sono tra un delitto e una dichiarazione di questo o quell'ometto politico ma oggi è la Giornata Nazionale per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Una data ampiamente scordata come a me capita di vedere inascoltati i bambini.

Bambini che chiedono, che vogliono sapere e vengono mortificati da genitori indegni di esser divenuti tali.

Bambini spinti all'accattonaggio col preciso obiettivo di indurre pietà in chi dona

Bambini sorpresi a rovistare nei bidoni dell'immondizia

Bambini che accompagnano con tutto il giudizio che la Natura ha loro dato mamme e papà fatti di droga e incapaci di badare a loro.

Di quei bambini, dei bambini picchiati, dei bambini trascurati, dei bambini vittime dei torbidi giochi di adulti depravati ve n'è più, assai di più dei bambini col cellulare e l'ultimo zainetto.
Se appena rammentiamo tutto questo, oggi e non solo, aiutiamo quei bambini come possiamo, anche solo ricambiando il loro sorriso.

Attenti al veleno

In quella che potrebbe venir definita una light note, sessant'anni oggi la signorina Elizabeth Alexandra Mary Windsor e il signor Filippo Mountbatten rispettivamente la Regina Elisabetta II del Regno Unito e il Principe consorte Filippo si unirono in matrimonio. Diciamo subito che quella dei Windsor discendenti dal Casato di Sassonia-Coburgo-Gotha è una monarchia giovane e che -dalla sua- gode dell'incondizionato appoggio del miglior collante: il popolo.

Per quanto -salvo naturalmente comprovate eccezioni- possiate incontrare sudditi del regno britannico dal fare anticonformista, dal credo laburista e dall'agire controcorrente, se fate tanto di metterli a parte della vostra opinione, come anni fa un mio amico, in casa loro, la domenica all'ora di pranzo ebbe il coraggio affermando cioè che la Regina non è un'aquila... Il silenzio scende, la nonna piange, i bambini ammutoliti si ritirano in camera loro, il cane si abbassa e va sotto al tavolo e la "lei" (mai il marito), vi guarda con disprezzo, sdegno, disistima di una stima peraltro mai stellare e con pronuncia molto chiusa, vi sommerge di disgusto nel suo freddo: "Do you think so?" al che, mi si creda, non è bene far seguito con un "Yes I do". Giammai.

E' preferibile glissare sulla giornata non esattamente in linea con la stagione e di un tempo che, l'anno scorso di quest'epoca, vedeva il termometro indicare circa un grado in più. Forse. E' allora probabile che nel degustare l'arrosto prima e il pudding dello Yorkshire dopo, non veniate avvelenati. Forse.

God Save the Queen and... You.

lunedì 19 novembre 2007

La Casta

Signori giornalisti: che voi verghiate un papiro o siate a manipolare i bit e i bytes affinché il papiro venga vergato per via elettronica, sappiate che ne abbiamo a ufo del censurabile uso che fate del Quarto Potere: della capacità cioé di influenzare il pensiero di coloro che vi leggono e talvolta vi ascoltano.

Se è vero che non si può esser solo organo di informazione ma sempre si finisce col divenir organo di opinione, è altrettanto vero che la leggerezza, la noncuranza e fin l'eccesso di superomismo, porta la vostra casta a ritenervi tanto al di sopra delle parti da perder di vista il buon senso, l'aggancio alla realtà, la risposta alle cinque fatidiche domande.

Siete superficiali, non incrociate le informazioni di cui siete divenuti in possesso, buttate lì una vostra verità e-chi-se-ne-frega se umiliate, rovinate, mortificate un individuo, una categoria, un pensiero, una dottrina. Conta solo il vostro ego, la firma e quel colpo di fortuna che andate inseguendo per far di voi il nome che conta, il lumicino in un firmamento di lumicini. Mai che perseguiate l'obiettivo di divenir luce, guida per chi, naufrago nel suo tempo, miri a voi come faro nelle tenebre del suo ignorare.

Siete la primaria causa di buona parte di quei delitti che vanno ripetendosi perché facile presa, il vostro puntiglioso e particolareggiato narrare, nelle menti dei più deboli, dei tarati. Muovete senso di impotenza di fronte all'ineffabile domanda idiota che puntuali, un'ora dopo l'assassinio, andate a porre al parente più prossimo della vittima: "Ma lei è disposto a perdonare?"...

Tacete della diatriba politica per renderci noto solo del sibilare dell'uno e dell'altro, rendete conto solo di ciò che risulta esser motivo di vendita ma non prestate orecchio al lamento dei più deboli né date rilievo al valore, solo, per voi, conta il clangore. Aveva ragione Quino quando fece dire a Mafalda: "Se consideri che i giornali scrivono la metà di quel accade e tieni conto che la metà di quel leggi è inventato, ne deduci che i giornali non esistono"

venerdì 16 novembre 2007

Al di là del confine, altri uomini

Che nel DNA dei francesi sia tra il resto insita l'indole rivoluzionaria è un fatto provato dalla storia al pari del DNA degli inglesi i quali non vedono l'ora di mettersi in coda e parlare del tempo. Un paio di giorni fa, tornando ai francesi, ho visto in qualche notiziario il Presidente francese Sarkozy andare incontro ai lavoratori dei trasporti in sciopero.

Le immagini -purtroppo- erano coperte dalla voce del cronistra italiano in studio ma due cose son risultate molto nette anche senza poter udire il dialogo. Presidente e lavoratori si son affrontati a muso duro a meno di 20 cm l'un l'altro (ed è molto poco davvero) abbaiandosi contro ognuno le proprie ragioni e al gesto di stizza del Presidente che si allontana, l'altro lo manda visibilmente a quel paese tanto che il Presidente già a qualche passo alza il braccio per farlo a sua volta.

Quale la morale. Prima di tutto l'esercizio del diritto allo sciopero è cosa seria e non una burla per render -da ultimo- il fine settimana un tantinello più lungo. Appena in secondo luogo ammiro tanto lo scioperante che difende il proprio pensiero a prescindere da chi gli stia di fronte, quanto il Presidente che esprime le sue ragioni senza frasi di comodo e, questo era certo dalle espressioni: niente affatto in politichese.

In ultimo, nel gioco delle parti, ci sta anche il reciproco invito a raggiungere "quel paese" senza che per questo uno dei due e cioè Sarkozy si sia alzato sulle punte belando: "Prendete le generalità di quell'uomo".

giovedì 15 novembre 2007

Testimone triste

A mezzo tra l'irato e l'infelice mastico delusione scoprendomi sorpreso ai cenni di decadimento. Litigo con quella parte di me che si mostra fin scontrosa, assolvendo un fare brusco con l'intenzione di destarvi da un torpore che ha un'altra definizione, che non vorrei ma devo -cronista fedele del mio tempo- definirla: vecchiaia.

Ben rammento in voi il mio identico agire nei confronti dei nonni e se non capivo ma soprattutto non giustificavo quel modo perché ben comprendevo l'impossibilità di donare immortalità a chi vogliamo più bene, non capisco e soprattutto non giustifico me. Tuttavia...

Tuttavia eccomi lì meschino faccendiere d'anima, pronto ad assolvermi mentre villano scuoto il capo perché non sentono, non vedono, fanno lento, muovono piano e io vorrei averli accanto sempre come allora quando bambino invidiavo il loro attento sentire, quel lontano vedere e un muovere veloce cose, situazioni e vita.

Vi saluto con la mano mentre l'uscio si apre e vi incamminate incerti verso la notte. Vi amo.

mercoledì 14 novembre 2007

Dedicato a Mao

Sei comparso nella mia vita, dal nulla, in une tiepida mattina di giugno. Mi sei corso incontro e davvero non capivo perché tanta fretta di correre da me se mai ci eravamo visti né incontrati prima. Lo hai però fatto, hai rotto tu il ghiaccio e naturale è poi stato per parte mia mostrare cordialità fino a dolermi per dover andare in ufficio e non potermi trattenere oltre. Chissà mi chiedevo se ci rivedremo, le vie del caso sono tali e tante, complesse e contorte e persino beffarde talvolta che forse, con dispiacere, mi sa non ci rivedremo.

Mi sbagliai e da lì a un mese, dopo un acquazzone notturno di quelli estivi nei quali il cielo sembra voglia sconquassare tutto, ti vidi il mattino a dire il vero un po' accigliato tant'è che non rispondesti quasi al mio saluto e per quanto cercai di rammentarti chi fossi, tu sembrasti appena offeso per non aver io mantenuto un patto che sinceramente non rammentavo di aver mai sottoscritto.

Una sera di fine settembre poi ti invitai a casa, ti guardai mentre cenasti con appetito e a metà tra il contegnoso, il timido e il guardingo, come l'affittuario fa dell'immobile che andrà a condurre, facesti un breve sopralluogo dell'abitazione -almeno per quanto di essa fosse visitabile- per poi uscire con dignità e quasi alterigia. Rammento quel tuo incedere elegante e fin sdegnoso delle attenzioni e delle scuse che andavo balbettando per non aver potuto darti alloggio.

Quando infine un anno fa di questi giorni diventasti mio ospite non avrei di certo immaginato che nel breve volgere di un anno, io, sarei divenuto a mia volta: tuo ospite, ostaggio e sguattero insieme. Vivo ormai la mia vita di schiavo obbedendo a ordini impartiti con ferma eleganza. Muovo passi attenti in quella che per le autorità è ancora casa mia col timore di arrecarti disturbo, parlo sottovoce, tengo basso l'audio e smorzo le luci.

Oggi leggo che il 17 Novembre verrà celebrata la tua festa: "Il gatto nero day" e quindi auguri Mao bello mio micione nero dolcissimo. Un mondo di coccole e un mondo di anni ancora insieme !!!

martedì 13 novembre 2007

Interrogatori al telefono

Ore 20:30, il telefono squilla e alla domanda su chi potrà mai essere a quest'ora, la signora ottantasettenne ottiene tosto risposta dal commissariato di zona che a sua volta pone con grazia le domande di rito circa il fatto che sia lei la signora tal dei tali via e numero. S-Sì, balbetta la poverina con un filo di voce e il cuore all'impazzata.

Perché vede signor Commissario noi si fa ancora parte di quelli che alla frontiera, ammesso mai di valicarne una in quest'Europa dove un giorno sono aperte e l'altro no a seconda degli accadimenti di turno, noi, si diceva, siam di quelli che assumono ancora la faccia colpevole. Noi signor Commissario, alla parola "polizia", non alziam le mani giusto perché in cuor nostro sappiamo di non avere commesso alcun delitto ma se appena ce lo chiedete eccoci a mani alzate. Si sa mai.

Esaurite le formalità di rito le vien chiesto se conosce il tale figlio di e residente a. No risponde sulle prime la signora ormai terrorizzata e, la perdoni signor Commissario, ha l'ardire di domandare, sìsì, ma pensi, ha letto bene, proprio: "domandare" e aggiungo "perché"... 'Azz un verbo e un avverbio (che in questo caso assume la valenza di sostantivo) dal micidiale effetto se combinati insieme: "Perché scusi?" e giustamente la risposta mette in risalto la differenza tra l'inquisito e l'inquisitore: "Per ragioni di privacy non possiamo dirlo".

E già. Potete però terrorizzare una persona anziana per telefono, che non ha la fantasia di rispondervi che no, per ragioni di tutela della privacy dell'interessato, evidentemente suo amante, no, non può dirvi se lo conosce o meno: e dunque prendete e andate a casa sua per domandarglielo formalmente, d'altronde, signor Commissario, lei converrà che qualsiasi cretino può formulare richieste al telefono.

lunedì 12 novembre 2007

Di quando eravamo poveri

Avete mai visto qualcuno dei "cinegiornali" dell'Istituto Luce che un tempo venivano proiettati nelle sale cinematografiche prima dell'inizio del film? Mai un cenno alla cronaca nera quanto, in sua vece, la diva del momento sulla scaletta di un quadrimotore illuminata dalle lampade a incandescenza dei flash di una volta. Appena prima però, immancabilmente, un riferimento alla politica con un fugace riassunto del chi-ha-detto-cosa ma mai, tuttavia, in chiave tale da turbare i sonni di nessuno. Tutto condito da una voce ammiccante che oggi potrebbe al massimo pubblicizzare il mobilificio di quartiere. Essi potevano certo essere illusori e non già specchio della società ma, di questa, in qualche modo ancorché ammansiti dal regime (quello che fosse), avevano il buon gusto di non fomentare alcuno contro nessuno. Nessuna giaculatoria e nessun insulto al fiele.

A quell'epoca i tifosi, alla domenica sera, solevano andare alla ricevitoria di quartiere che esponeva fuori o alla vetrina, se la ricevitoria era anche bar, i risultati man mano che pervenivano. Il sogno di vincere alla Sisal (così si chiamava prima del totocalcio) era il massimo che si potesse chiedere al destino e alla dea bendata per comprarsi casa e per tirare il fiato in quell'economia familiare stretta al minimo per giungere -con dignità- alla fine del mese.

Chi andava allo stadio, si vestiva con giacca e cravatta, la sciarpa e il cappello. Prendeva il tram o andava a piedi per risparmiare. Allo stadio dove non c'era (come ancora non c'è nei campi inglesi) limitazione tra il campo di calcio e gli spalti, le grida -spesso in dialetto- davano voce a un tifo forte, leale e sincero come da sempre forte, leale e sincero è il senso di appartenenza e la trasposizione della voglia di farcela.

Eravamo poveri e invece eravamo tanto ma tanto ricchi.

venerdì 9 novembre 2007

Sopra tutto

Dopodomani è il momento. Ho voluto aspettare che quasi la prima neve andasse a privarle del pasto prima di portarle a valle. Ho cominciato a raccogliere le cose da portare giù ma sono poche perché i libri li lascio qui. I libri, che infinita compagnia ho avuto dai libri lungo tutta l'estate. I cani facevano molto sin a chiamarmi se una giovenca non ubbidiva ma molto tempo l'avevo per me, per leggere e per studiare. Confesso di aver provato un senso di lieve compatimento quando nei due mesi estivi i villeggianti si spingevano fin quassù facendomi oggetto dei loro sguardi di circostanza quasi pietosi. Una volta ho sentito un padre rivolgersi al figlio con tono appena più forte del dovuto e dirgli "vedi cosa diventi se non vuoi studiare? Una pastore" Non ha aggiunto "brutto e ignorante" perchè li ha ritenuti impliciti nella minaccia.

E' probabile che dopo la laurea e il lavoro promessomi non abbia più modo e tempo di trascorrere l'estate in questa grangia con i miei libri, questo silenzio e Buck e Diana fuori a darmi la sveglia. Sempre però nel cuore porterò questi giorni, gli ultimi, che ho cercato di imprimere bene bene nella memoria perché mai abbia a dimenticare questa valle, questi odori e questa calma. Il resto è noia.

giovedì 8 novembre 2007

Bien Joué

Gentile Signora Brichetto Arnaboldi, tralasciando che in Italia non sia buon costume farsi chiamare col cognome del marito specie se questo è un tantinello più noto del proprio e volendo ignorare che il vestirsi di viola per andare a render omaggio a illustre scomparso specie nella veste di sindaco non sia punto la massima espressione del buon gusto, non possiamo tuttavia esimerci dall'osservare come all'uscita dalla camera ardente allestita per commemorare Enzo Biagi, ella abbia così chiosato:

""La mia presenza è in segno di affetto della città di Milano per un vero milanese, una persona che amava la nostra città e che ha saputo interpretare lo spirito più profondo della nostra città in una professione che è un simbolo per la nostra città"" (fonte TGcom e mie orecchie).

Orbene Signora Brichetto Arnaboldi, atteso che ripetere nello stesso periodo tre volte "città" non deponga a favore della preparazione ricevuta presso il Collegio delle Fanciulle (fonte Wikipedia) ma meglio si attagli alla pur veloce esperienza di attrice senza veli (fonte Il Giornale n. 227/2007), ciò che proprio Enzo Biagi non le passerebbe è quello di esser definito "vero milanese" e ciò non certo per disistima verso la città che l'ha eletta sindaco (bel coraggio) quanto perché il giornalista non ha mai nascosto, sino a farne un vezzo, l'amore per il suo borgo natio: Pianaccio. Un vero Emiliano Signora Brichetto Arnaboldi, mi creda.

mercoledì 7 novembre 2007

Sonni senza sogni

Sdraiato lì dove tutti passano. Mi ha colpito vedere le scarpe fuori dalla coperta a mio avviso leggera che si era tirato su su sino a coprire interamente la testa ma le scarpe erano fuori. Erano fuori perché forse al gesto di togliersi le scarpe era annesso il ricordo di un fare ovvio se in un letto vero ci si infila. Erano anche fuori perché si fidava o perché ingenuo. Mi son fermato un momento a guardare gli altri passanti e sempre, in questa occasione come in altre, scorgo quella finta indifferenza più volta a mascherare imbarazzo che non aperta indifferenza. La scelta di dormire in una stazione anziché cercare una diversa sistemazione può anche indicare il desiderio di affrancarsi dal vortice dell'accattonaggio giacché "la comodità" di un giaciglio e un pasto caldo porta con sé il pericolo dell'abitudine.

A me però sempre vengono in mente riflessioni e domande: sarà stato piccolo anche lui, avrà ricevuto una carezza, un giocattolo? Avrà amato, sarà stato ricambiato? Se morisse oggi cosa resterà di lui, qualcuno lo piangerà?

L'altoparlante annuncia il mio treno, mi trovo a salire le scale con gli occhi lucidi. E' certamente il freddo.

martedì 6 novembre 2007

Nel paradiso delle parole

So di rendermi antipatico ma accanto alla grandezza di Enzo Biagi che è indubbiamente tale anche e soprattutto per quella professionalità che mi riesce davvero difficile oggi riconoscere nei giornalisti contemporanei, v'è quella supponenza che sino a una decina di anni fa me lo rendeva particolarmente inviso.

Forse imputabile alla noia di risposte un pochino scontate ma di certo nei miei ricordi di allora c'è quella sensazione di malessere che provavo nel veder trattare i suoi interlocutori come pezze da piedi. Non era l'intervistare rude ma franco di Montanelli né il pignolare di Soldati né l'insieme. Era un modo proprio di far intervista che se lo distingueva, lo faceva sino a oscurare la pur incomparabile bravura e sagacia.

Nulla però di tutto quanto precede è in rapporto alla sua cacciata da parte del vero padrone della RAI Vespa in uno all'allora portinaio Cattaneo. A parziale esimente va tuttavia riconosciuto che il loro fare non rispondeva ad altri se non a quella mezza sega del loro padre spirituale e intellettuale.

lunedì 5 novembre 2007

Che orrore

A meno che rappresenti un messaggio in codice, ciò che trovo lasci esterrefatti è leggere che all'Università per stranieri a Perugia qualcuno ha apposto l'avviso per l'affitto della stanza dove la studentessa inglese Meredith Kercher è stata barbaramente assassinata qualche giorno fa. Sia chiaro: è l'omicidio ciò che fa inorridire, è la violenza perpetratale che ci disgusta ma leggere di quella macabra burla, raccapriccia e scandalizza nel contempo.

Ripeto, a meno che si tratti di indicazione in codice a favore degli inquirenti, ciò rappresenta tutto il vuoto cosmico, la mancanza di qualsiasi etica e l'aberrazione di ogni credo cui purtroppo una parte di noi sembra volgere mentre, dall'altra e come già altrimenti detto, va sempre più assottigliandosi il numero di coloro che si indignano.

mercoledì 31 ottobre 2007

Buona notte

Quella musica lieve sentita in lontananza lo riportò a quella sera all'Auditorium. Fuori pioveva ma decisero che sarebbero andati a piedi, in fondo si trattava di pochi isolati. All'andata i discorsi erano i soliti: lo studio, gli esami e quel sano pettegolezzo che tanto anima sempre e da sempre la vita. Poi il concerto e con Händel e Bach quella sana commozione indotta dal bello e dall'immortale. Quando uscirono fu lei ad aver l'ardire di prendergli la mano. Camminarono in silenzio lasciando che sconosciuti scambi di energia attraverso quelle mani suscitassero emozioni nuove. La melodia è terminata ma mai lo sarà il ricordo di lei, di noi, quella sera. Buona notte piccolo caschetto biondo.